Dal Gambia alla Stella Rossa, belle storie di sport e amicizia

Sono bastati appena 3 mesi per conquistare tutto l’ambiente della Stella Rossa ai cinque ragazzi del Gambia che, da profughi richiedenti asilo a Città della Pieve, sono ben presto diventati dei giocatori bianco-rossi a tutti gli effetti. “Ricordo molto bene quando Issah contattò uno di noi, Idrisa, per sapere se avevamo voglia di venire al campo ad allenarci con la Stella Rossa” – racconta Bouba – “Lui ci giocava già dall’anno scorso e così ci siamo presentati al campo già all’allenamento successivo. Io ho sempre amato il calcio ed aver avuto la possibilità di ricominciare a giocare qui mi ha reso molto felice. La prima sera eravamo anche molto emozionati, infatti non sapevamo cosa aspettarci. Tutti i giocatori però sono stati così gentili e socievoli con noi fin dal primo minuto che è stato davvero facile integrarci.”Anche per Idrisa è stato facile entrare a far parte di un gruppo già ben coeso: “I maggiori meriti sono senza dubbio di Stefano, il mister, è stato bravissimo a gestire il nostro ingresso nella squadra. Non smetteremo mai di ringraziarlo per averci dato la possibilità di giocare a calcio qui a Città della Pieve, ma soprattutto per averci permesso di conoscere questa bellissima realtà che è la Stella Rossa”. Continua il portiere a parlare del gruppo: “I compagni sono stati tutti davvero gentili con noi, ci hanno regalato anche molto materiale per allenarci. Ho instaurato un ottimo rapporto con tutti, specie con Nicola che mi ha dato molti consigli e ci siamo allenati sempre insieme da portieri. Se però devo fare un nome sul mio preferito dico Giammarco, a lui voglio molto bene.” Più timido Ousman, la chioccia del gruppetto: “Impossibile esprimere preferenze sulle amicizie instaurate, i ragazzi sono stati tutti fantastici con noi, la persona che però devo ringraziare più di tutte è Stefano. Inizialmente non sapevo cosa aspettarmi e sono rimasto molto sorpreso di aver giocato così tanto; inizialmente mi ha schierato nel ruolo di mezzala sinistra poi mi ha spostato al centro ed è lì che penso di riuscire a dare il meglio.” E’ lui l’unico ad aver trovato la via della rete: “E’ stato fantastico! Giocavamo a Ponticelli, il portiere ha respinto un tiro di Mattia ed io sono stato veloce ad arrivare per primo sul pallone e ribadirlo in rete. Tutti sono venuti ad abbracciarmi” – racconta con gli occhi lucidi – “ed è stato molto emozionante, la squadra mi è stata sempre molto vicino”. C’è anche chi di spazio ne ha trovato poco ma non se la prende. “E’ vero, mi sono allenato sempre e mi è dispiaciuto di non aver giocato molto” – dice Abdul – “ma è vero che la squadra è forte e so che devo migliorare tanto per conquistare il posto. Qui si gioca un calcio più tecnico e difficile, ma sono stato davvero entusiasta di potermi allenare sempre: io adoro lavorare in squadra e Stefano è un ottimo allenatore, mi è piaciuto davvero molto poter lavorare con lui. Adesso che però è finito il campionato sono triste, a volte vado a correre ma in realtà non vedo l’ora di ricominciare.”
Tra i dispiaciuti anche Bouba vuole dire la sua: “Ho iniziato allenandomi bene, poi un infortunio mi ha fermato per quasi tutte le partite. Spero davvero che si possa ricominciare presto.”
Sulla qualità della squadra prende la parola Idrisa: “Inizialmente abbiamo faticato a fare risultati, poi abbiamo iniziato a vincere e non abbiamo più smesso. Abbiamo dei giocatori forti come Mattia, Giammarco, Alessio, alla fine anche Ousman si è rivelato un pilastro per la squadra. Nello spogliatoio però mi divertivo molto a scherzare con Luca” – ridacchia – “prendendolo in giro perché in quattro anni di Stella Rossa è riuscito a fare soltanto un goal.” Se ha ragione Idrisa sullo show della squadra nella seconda parte di stagione c’è qualcun altro che ha qualcosa da dire: “Ho un grosso rimpianto in questa annata calcistica” – si spiega Ousman – “quando ho mangiato (ormai i ragazzi padroneggiano anche la terminologia tecnica, ndr) un goal contro la Piana nella semifinale di andata di Coppa Billi. Peccato perché quel goal avrebbe permesso alla squadra di giocarsi la finale!”
Risata generale, anche gli altri lo prendono in giro. E’ lo specchietto di un gruppo che ormai si sente parte integrante di una comunità più grande e che ha saputo conquistarla con impegno, dedizione, volontà e simpatia. E’ però anche lo specchietto di una società, la Stella Rossa, che ancora una volta ha vinto la sua battaglia, riuscendo a regalare qualche sorriso e qualche abbraccio a chi ne aveva davvero bisogno.

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