“I giorni della Ricerca”, una pievese invitata al Quirinale. L’INTERVISTA alla dottoressa Francesca Fallarino

Non è la prima volta che la dottoressa Francesca Fallarino, cittadina pievese, si distingue in ambito internazionale per il suo lavoro di ricercatrice. Ad esempio quando ha ricevuto il riconoscimento nazionale “Top Italian Women Scientist 2016” da parte dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna. Come ricordato dalle fotografie di corredo a questa intervista la dottoressa Fallarino ha sempre mostrato la sua vicinanza alla comunità, ricevendo anche un riconoscimento dall’amministrazione e in occasione di incontri con le scuole.

Il 29 ottobre, la dottoressa Fallarino è stata invitata alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,  alla cerimonia di celebrazione de “I Giorni della Ricerca”, iniziativa promossa dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. In occasione di questo importante appuntamento le abbiamo rivolto qualche domanda da cui è scaturita l’intervista che segue…

Come si diventa ricercatori?

Per diventare ricercatori è richiesta una formazione culturale approfondita, ma essere ricercatori è un po’ come essere degli artisti quindi sono necessari anche altri importanti ingredienti come la passione, l’impegno, la creatività, la curiosità, e l’interesse per un continuo apprendere e conoscere, associato ad un confronto e scambio dei propri studi con quelli svolti da altri ed in altri paesi. Quindi fare ricerca diventa anche fusione di culture differenti.

Quale la motivazione che si deve avere?

Le motivazioni possono essere molte e varie che spingono a questo ambito di studio per es. un fatto che ci ha maggiormente impressionato può essere la chiave per iniziare questo percorso,  il desiderio di scoprire percorsi non ancora esplorati o il riferimento di personaggi illustri come è ad esempio per me, in questo ambito di ricerca, la scienziata Rita Levi Montalcini. Il ricercatore è una persona che ha voglia di scoprire qualcosa di nuovo, possibilmente utile per l’umanità e per far questo è disposto ad impegnarsi molto e questo diventa il proprio mestiere.

Quale è stato il suo percorso e quali gli obiettivi futuri?

Come ho anche riportato nel libro le Donne e Scienza, ritengo che vari elementi abbiano contribuito a far crescere la mia curiosità prima verso il mondo naturale e poi in particolare per quello per i sistemi biologici. La scelta poi di frequentare il Liceo Scientifico mi fece capire in modo più preciso la mia preferenza verso le materie scientifiche ed in particolare quelle applicative. Per questo motivo la scoperta per così dire casuale del Corso di Laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (CTF) all’Università degli Studi di Perugia, sembrò subito adattarsi perfettamente a quello che volevo veramente studiare. E’ stato successivamente durante lo svolgimento della tesi sperimentale presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale all’Università di Perugia, che mi ritrovai coinvolta in modo appassionato e con dedizione nella ricerca scientifica e proprio da questa esperienza compresi sempre più che la mia non era solo voglia di conoscere, ma anche di scoprire. Ritengo che la mia curiosità iniziale verso il mondo naturale si sia trasformata presto dopo gli studi universitari (il dottorato all’estero ed il percorso di post dottorato negli USA) in voglia di scoprire oggi più consapevole e finalizzata alla comprensione di meccanismi che conducano a risultati in termini clinici e terapeutici.

La ricerca nel nostro paese che ruolo occupa?

Avendo partecipato alla giornata della ricerca al Quirinale mi ha colpito una bella frase pronunciata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che “la ricerca è una finestra aperta al futuro”, quindi il ruolo che occupa è molto importante perché ne consegue il progresso del paese che spinge i cittadini anche alla solidarietà. Per tali motivi dovrebbe occupare un ruolo di primo piano nelle nostre società e nel nostro paese, ma non è sempre così.

E’ così difficile fare ricerca e rimanere in Italia?

La ricerca è sempre più complessa, se da un lato il progredire delle conoscenze ha aperto e apre nuove finestre nei vari settori della ricerca, dall’altro fare ricerca oggi richiede necessariamente un lavoro coordinato di più categorie di professionisti, ognuno altamente esperto in specifici settori come ad esempio nel campo biomedico di biologi, medici, farmacologi, biotecnologici, fisici, bioingegneri ed informatici. Tale lavoro coordinato deve essere anche associato all’uso di tecnologie sempre più avanzate. Quindi fare ricerca è un lavoro di squadra, questo non è sempre facile da attuare in Italia dal momento che spesso prevale un sistema che porta spesso a lavorare in modo “individuale” e con poche risorse economiche. A questo proposito vorrei ringraziare tutti i colleghi e ricercatori del team di ricerca presso la sezione di Farmacologia (Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università di Perugia). Infatti grazie al lavoro assiduo e competente di tutti i membri del gruppo di ricerca è stato possibile raggiungere obiettivi specifici. Quindi fare ricerca in Italia è sicuramente possibile, sarebbe interessante poter fare in modo che diventi parte degli obiettivi del nostro paese. Perché la ricerca è direttamente proporzionale al progresso di un paese.

Lei è una cittadina pievese e fa orgoglio alla nostra comunità, è possibile raggiungere obiettivi ambiziosi anche partendo da una piccola comunità come la nostra? Esiste un qualche aspetto per il quale essere nata a Città della Pieve è stato un beneficio?

Ritengo che con umiltà e passione si possono raggiungere livelli molto ambiziosi anche provenendo da piccoli paesi come è Città della Pieve. E’ importante avere passione per certi ambiti, per me è stata la voglia di ricercare cose nuove in ambito scientifico che mi ha attratto e mi attrae. Come cittadina di questo paese, auspico che molti dei nostri giovani possano arrivare a godere della bellezza della scienza e della conoscenza.

Personalmente considero vantaggioso essere nati in un paese piccolo, come è ad esempio Città della Pieve una città che in modo interessante coniuga insieme cultura, umiltà e solidarietà. La cultura ha occupato un posto importante nella storia di questo paese come sappiamo, umiltà perché i cittadini pievesi sono persone semplici e laboriose, solidarietà perché ci sono molte associazioni che si impegnano nel sociale in vari aspetti.

Vorrei inoltre mettere in evidenza che tramite la scuola si può costruire un mondo migliore ed a misura d’uomo, perciò mi auguro che la scuola continui ad occupare sempre un posto importante a Città della Pieve e che sempre di più contribuisca alla formazione non solo culturale ma anche umana e civica, questi ultimi due aspetti non ovunque sono tenuti nella giusta considerazione.

(s.m.)

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