Ritratti e memorie pievesi, una mostra che racconta l’anima di Città della Pieve

A fare una Città non sono solo le mura, le pietre, gli oggetti d’arte che la fanno conoscere nel mondo e per l’eternità. A costituire un luogo e la sua memoria, a renderlo vivo, pulsante, accogliente e donargli l’umanità che lo anima e appunto, l’anima stessa, sono le persone. I volti caratteristici, le figure umane riconoscibili, di carattere, di forte impatto sociale. A Città della Pieve questo aspetto è da sempre particolarmente percepito. E così l’associazione di cultura fotografica, fondata a Città della Pieve da Attilio Maria Navarra, ha deciso di farne il tema delle seconda mostra del Forno/Laboratorio Bassini.   

  Il 15 giugno verrà dunque inaugurata la mostra “Ritratti e Memorie pievesi” nelle fotografie di Paola Agosti e nelle interviste di Mario Gianni. La presentazione sarà affidata a Ilaria Schiaffini. In esposizione ci saranno circa 40 ritratti fotografici realizzati a Città della Pieve. Le persone ritratte appartengono a diverse generazioni ed esercitano o hanno esercitato diverse professioni e in qualche modo nel corso della loro vita hanno avuto un legame con il Forno Bassini. Durante l’inaugurazione della mostra “Ritratti e Memorie pievesi”, si esibirà il TRIO D’ARCHI composto da Damiano Babbini violino, Costanza Pepini viola, Andrea Nocerino violoncello. Continua così il progetto culturale del centro nella valorizzazione e conservazione dell’identità locale dopo la mostra di Maurizio Galimberti che con la sua arte ha ricostruito con la singolare tecnica delle polaroid le grandi opere del Perugino. Filo conduttore è sempre la Città dunque e il suo territorio, per i due appuntamenti annuali che l’associazione regala al suo pubblico e a Città della Pieve.

 

Paola Agosti

Nata nel 1947 a Torino, ha iniziato nel 1970 la sua attività di fotografa indipendente, collaborando con le principali testate italiane ed estere. Ha ritratto leader politici, uomini di cultura ed artisti di fma internazionale. Si è occupata, con particolare attenzione, di volti e fatti del mondo femminile. Ha indagato la fine della civiltà contadina del Piemonte più povero e le vicende dell’immigrazione piemontese in Argentina. Ha fotografato i protagonisti della cultura europea del ‘900. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui ricordiamo: “Riprendiamoci la vita”, Savelli ed., 1976; “Immagini del mondo dei vinti”, Mazzotta ed., 1978; “San Magno fa prest”, Priuli e Verlucchi ed., 1981; “La donna e la macchina”, Oberon ed., 1983; “Dal Piemonte al Rio della Plata”, regione Piemonte ed., 1988; “Caro cane”, La Tartaruga ed., 1997; “El paraiso: entrada provisoria”, FIAF ed., 2011; “Il destino era già lì”, Arba Fenice ed., 2015. Con Giovanna Borgese: “Mi pare un secolo”, Einaudi ed., 1992; “C’era una volta un bambino”, Baldini e Castoldi ed., 1996. Le sue fotografie fanno parte delle collezioni permanenti del Musèe de L’Elysee di Losanna, del Museo Nacional De Bellas Artes di Buenos Aires, dell’Istituto per la Grafica di Roma, dell’Accademia Carrara di bergamo, del Mast di Bologna, del Museo Alinari di Firenze e della Beinecke Library della Yale University, USA.

Mario Gianni

Inizia la sua carriera all’età di tredici anni, nella camera oscura di un laboratorio fotografico. Un anno dopo fa le sue prime esperienze di foto-giornalismo, lavorando per la redazione del quotidiano La Nazione e copre vari aspetti della vita cittadina. La sua prima esperienza con la cinepresa fu nella realizzazione di un lungometraggio sull’alluvione di Firenze e relativo problema delle acque. A ventitre anni va a vivere a Londra e fa per qualche settimana l’assistente a David Baily. Mesi dopo torna in Italia ed ottiene l’incarico dalla RAI di realizzare un documentario sui castelli degli schiavi di Ghana. A ventiquattro anni fonda, con un gruppo di amici, la Karma Film, con la quale realizza alcuni cortometraggi sperimentali. Per vari anni continua la sua carriera come direttore della fotografia lavorando con Glauber Rocha, Pasolini ed altri. A ventinove anni fonda la Film Service, una sua società di produzione e realizza vari lavori per il TG1, Reporter, Mixer, Un Mondo a Colori, RAI Educational, Università di Roma – La Sapienza, Università di Perugia. Dà inizio alla produzione di: due serie documentarie sui popoli e le etnie a rischio di estinzione; “L’Argonauta”, venticinque puntate di ventotto minuti; “Il diritto di esistere”, otto puntate sulle minoranze etniche europee. Realizza opere monografiche in varie parti del mondo. I suoi ultimi lavori sono: “I miei novanta anni”, dieci monografie per RAI3 e “L’artiglio, storia di un mito”, lavori distribuiti in tutta Europa.

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