Salci. Un viaggio nella storia

Quella del Borgo di Salci è certamente una storia da raccontare, approfondire e conoscere. Iniziamo in questo numero con il racconto-intervista a Francesco Perrini, amministratore della Società proprietaria del Borgo e del Castello di Salci. E’ nostra intenzione continuare questa ricerca attraverso altre voci che ci possano aiutare a ricostruire una vicenda tra le più affascinanti e controverse del nostro territorio, quella appunto del meraviglioso Borgo di cui tutti auspicano una prossima rinascita.

 

Andiamo in ordine cronologico, cominciamo dal Suo arrivo a Salci, 40 anni fa, e dalla questione della proposta d’acquisto da parte degli “americani”: Era il 1975, quando ricevemmo una proposta di acquisto del Borgo da parte di una società americana. Avevo 25 anni, mi ero stabilito fisso a Salci, lasciando la mia precedente vita a Parigiun bel tuffo nella solitudine.   All’epoca c’erano ancora  20 abitanti circa.  Vi fu una campagna di opposizione, anche da parte di alcuni  residenti di Salci,fu piuttosto sgradevole. Apparirono tanti manifesti, con la scritta “Giù le mani da Salci” , troppe proteste, troppe critiche, troppe difficoltà e l’affare andò a monte. Gli americani “levarono le mani da Salci” e  se ne andarono via, probabilmente verso mete più favorevoli, fu una lezione. Vorrei fare notare, a proposito di “Giù le mani da Salci” che Salci è una proprietà privata e che l’azienda circostante è una proprietà privata, che si voglia o no, e che frasi tipo “giù le mani da Salci” o “salviamo Salci” non hanno molto senso se non si compra la proprietà.

Quindi Salci restò di Sua proprietà, e poi cosa accadde?

Negli anni ‘80 a Salci risiedevano ancora una decina di famiglie di cui quattro famiglie residenti a Roma con seconda casa a Salci. L’equo canone che pagava la maggior parte era cinquecento lire l’anno (anche nel 1975 era nulla) – alcuni 5.000 lire annue. Dico bene cinquecento lire annue di affitto vale a dire che se avessi dovuto comprare una finestra nuova ci sarebbero voluti duecento anni d’affitto per pagare la finestra. C’erano altri inquilini: il PCI, il PSI, l’Associazione Combattenti, l’Ufficio Postale, l’ostetrica – stessi canoni – locali non più utilizzati allo scopo ma che servivano come depositi. Non è obbligatorio che un proprietario si tenga per forza e per sempre un inquilino dentro casa e così, perché intendevo progettare il restauro di  Salci, decisi  di dare lo sfratto alla maggior parte, lasciando comunque tre famiglie. Certo non mi sono fatto molti amici.

 

35 anni fa “ il Pozzo”: Salci era rimasto senza acqua, il mio amico Ismaele l’ha trovata in mezzo alla piazza, con il pendolo e ho fatto un pozzo ed una grande festa. La conduttura comunale è arrivata 10 anni dopo.

 

30 anni fa, le guardie giurate: Negli anni ’80, dopo aver subito otto furti di bestiame e tre furti importanti al Castello, decisi di proteggere l’azienda … non era più possibile che, di giorno o di notte, tutti potessero liberamente circolare – con questo via vai non si poteva capire se una coppietta appartata con la macchina di notte o se alcune delle tante macchine parcheggiate nei campi, probabilmente dei cacciatori, fossero o no potenziali pericoli per la sicurezza. Ottenni dunque di installare cancelli alle strade vicinali (erano private) e di assumere guardie giurate per vigilare sui beni dell’azienda. Non fu preso bene, e nuovamente, non mi sono fatto molti amici, ma cessarono i furti.

25 anni fa, i lavori: Negli anni ‘90 decido di progettare i lavori di Salci … pensavo ad una grande Azienda Turistico – Venatoria… serve un Piano di Recupero, dunque la sola progettazione era un costo notevole, figuriamoci i lavori. Non potendo affrontare il restauro totale, scelsi di intervenire su due comparti perché pericolosamente inclinati verso valle. Oltre agli interventi di ripristino degli archi di fondazione, furono ricostruiti nuovi solai – scale – tramezzi e i tetti. Tutta questa parte di Salci sarebbe oggi crollata se non avessi speso personalmente una fortuna. Dopo circa due anni di cantiere si è presentata l’opportunità di concorrere per un premio Europeo – presento tutta la documentazione e, incredibile, vinco il premio,  insieme ad altri 26 progetti in tutta Europa. Ovviamente i fondi europei furono benvenuti e mi consentirono di ampliare quella parte dei lavori che avevo già intrapreso. Tengo a precisare che quanto scritto da una stampa malinformata: che ho preso i soldi e non ho finito i lavori è diffamatorio – i lavori preventivati e previsti per poter ottenere il premio – solo restauri al grezzo – furono tutti ultimati e controllati  dalla Commissione Europea. Altroché lavori non finiti! E altroché aver abbandonato il borgo. Ho venduto parte della proprietà per poter restaurare Salci, lavorando personalmente per qualche anno sulle impalcature invece di spendere i miei soldi e le mie energie in un altro modo. E’ facile criticare e dire che ho lasciato Salci in uno stato di abbandono … è più difficile ammettere che,  in fondo,  l’ho restaurato per metà e conservato per l’altra metà, evitando la sua rovina e che forse sono stato bravo ad ottenere un Premio Europeo (solo 3 in Italia)……. infatti il “Sole 24 Ore” del 9 settembre 1991 titolava “Restauro a dodici stelle” con una bella foto di Salci … solo a Bruxelles ho ricevuto complimenti – da Città della Pieve neanche una parola.

20 anni fa,  l’ Azienda  Faunistica  Venatoria: All’ inizio del 1988 presentavo la prima domanda – nel 1989 la Provincia mi comunicava che il Parere Favorevole era condizionato ad una riduzione di superficie – 1989 seconda  domanda – passo sui dettagli, le fatiche e la massa dei documenti da presentare. 1992 finalmente Parere Favorevole di tutti gli uffici competenti, comprese le Associazioni Venatorie, la pratica è approvata, manca la ratifica della Giunta. Ottobre 1993 – sollecito … come risposta nel gennaio 1994 – dopo 6 anni – la mia domanda viene respinta, così senza spiegazioni. Avevo messo in letargo sia il Cantiere di Salci sia l’ Azienda Agricola perché ancora privo di un Decreto sempre rimandato e che mi avrebbe consentito di programmare, con le banche, una grande struttura  Agri-Turistica-Venatoria a Salci … tutto in fumo ! Fu peggio di una delusione, capii che non c’era niente da fare … troppi ostacoli a tutto, una vera presa in giro. Fu allora che decisi di abbandonare Salci e se qualcuno si lamenta ecco il motivo. Dovevo cambiare aria, vivere a Roma e  vendere tutto quello che potevo, casali ,terreni, anche il Borgo. Mi ero disincantato…disinteressato.

Non si possono fare manifestazioni pubbliche: Non perché sono il tipo che dice sempre di no, mi farebbe piacere dire di si ed accontentare le richieste delle persone, ma sono l’amministratore della società, quelle coperture vecchie, i cornicioni, i comignoli sono in un equilibrio precario –  cade una tegola – potrebbe recare danni alle persone e sarei io il responsabile e non lo posso permettere. Infatti ho fatto installare ovunque cartelli “vietato l’ingresso – fabbricato pericolante”. Il mio intento è di vendere il Borgo, il Castello,  i terreni … tutto. Non è facile trovare chi può affrontare costi così ampi e difficoltà così grandi. Potenziali acquirenti vogliono sapere cosa potranno fare e cosa non, oltre ai tanti vincoli esistenti, compreranno solo se saranno sicuri di poter creare le strutture necessarie ad una attività ricettiva di prestigio – vorranno  albergo – ristorante – negozi – piscine – tennis – maneggio – box per cavalli…un golf  ecc., senza questi impianti  Salci non sarà una meta ambita e non potrà attrarre un turismo nazionale ed internazionale – e dunque nessuno comprerà Salci. Un acquirente intende avere un ritorno per questo enorme investimento. Per anni si è detto no al golf … no all’Azienda Faunistico Venatoria… e nessuno ha comprato. Servirà una grande disponibilità, si dovranno aprire tutte le porte, invece di tante critiche, se si vorrà sperare di trovare un acquirente. Capisco che essere nato a Salci o aver avuto una famiglia originaria di Salci sia sorgente di ricordi e di nostalgie e dia diritto a non voler vedere morire un posto dove si hanno dei legami, una tradizione, e un proprio passato che va rispettato – a voler vederlo rinascere, rivivere, anche se sarà  per forza diverso da prima. Volevo tanto farlo ma non ci sono riuscito, troppi costi  ma soprattutto troppi ostacoli. Intanto Salci sta sempre lì in piedi  perché lo conservo più che posso. Spero che qualcuno, possa comprarlo e dargli la vita che tutti noi desideriamo. Spero che … al contrario di me … sia ben accolto.

 

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