Una città offesa

La Pieve è offesa e furiosa, la vicenda? La solita:  “ospedale”.  Motivazioni e  ragioni più di una, la principale? “Tolgono qui per portare a Castiglione del Lago. Un furto inaccettabile in corso da decenni. Da quando è iniziato il Comprensorio del Trasimeno” (questo il sentire comune della popolazione).

Si è provato un’infinità di volte a spiegare i perché. Ad individuare i responsabili delle scelte. A ricostruire quando, siano avvenuti i fatti. Sforzi spesso risultati inutili. Ognuno legge a modo suo la storia. Alla fine accade che le colpe si dimenticano, i gesti inutili si ricordino, le assenze nei momenti decisivi non si notino, le volontà mutino, chi era d’accordo ora non lo è più e chi non c’era finisce per pagarne il conto.  Quello che resta è un quadro desolante di umori, di opinioni, di falsità, di risentimenti, di rancori, di interessi reali o presunti. Quello che non c’è più è l’ ospedale.

Se poi l’ospedale, così com’era diventato, serviva o non serviva è divenuta col tempo questione di secondo piano. Se in quella struttura le tante eccellenze si erano disperse nel tempo, se le attività e le cure prestate si riducevano progressivamente, se le professionalità si allontanavano e  le attrezzature non si ammodernavano, se la vera emergenza trovava risposta oppure no; beh sono tutte considerazioni e valutazioni che nessuno fa più. Ciò che rimane e si ricorda è che non c’è più l’ ospedale e col tempo tutto è finito a Castiglione del Lago.

Questa Amministrazione, erede delle scelte fatte da altri, come giustamente rileva la stessa sentenza del Consiglio di Stato, ha tentato di comunicare, senza riuscirvi, che questo ospedale, come del resto quello quello di Castiglione del Lago, non aveva un futuro. La legittima richiesta di servizi sanitari adeguati passava attraverso cambiamenti, specializzazioni, innovazioni e ovviamente investimenti. L’azione ha avuto come elemento portante e centrale lo sviluppo di un servizio di emergenza-urgenza, indispensabile per un’area marginale come è la nostra. Il Pronto Soccorso era l’obiettivo sempre richiesto e oggetto di tutte le iniziative verso la Regione intraprese da questa Amministrazione. Gli atti lo attestano e lo dimostrano.

Quella della riconversione/riqualificazione era per noi l’unica strada percorribile. Con questo programma ci siamo presentati agli elettori, come hanno fatto altri, salvo poi rivedere dopo, con poca coerenza, la loro posizione per cavalcare rabbia e protesta. La riconversione/riqualificazione, presentata in più occasioni in assemblee, incontri e riunioni con rappresentanze ed associazioni, si è poi scontrata con il dissenso cresciuto nel frattempo e alimentato da gravi errori occorsi nella iniziale fase di riorganizzazione dei servizi. La protesta ha poi riportato al tema dell’ospedale la centralità nella discussione e nella polemica politica. Da qui il crescendo del malcontento e del malessere. 

L’esito definitivo della vicenda giudiziaria è di qualche giorno fa. Il risultato finale è che siamo tornati al punto di partenza. Ospedale chiuso, camere vuote, pochi servizi, lavori fermi. Ad aggravare la situazione continua il fermento tra la popolazione, le prospettive sono sempre più incerte, si accresce la perdita generale di fiducia, viviamo sempre di più una condizione di aumento dell’ isolamento dal contesto territoriale.

Leggo che nel 2020, quando questa Regione sarà governata da altre maggioranze, queste riapriranno il Pronto Soccorso e l’Ospedale. Quel giorno si placheranno gli animi. A quel punto forse qualcuno tornerà a preoccuparsi della qualità dei servizi offerti e delle prestazioni erogate. Chissà se arriveranno medici bravi in corsia ad integrare quelli più portati alle conferenze, alle assemblee ed ai convegni, chissà cosa saranno realmente capaci di fare e cosa potranno fare, chissà se ce la sentiremo di eseguire un esame qui o preferiremo piuttosto andare altrove. Chissà se muterà il livello di fiducia che abbiamo avuto della struttura negli ultimi vent’anni. Ma sicuramente va bene così. Del resto con la rabbia e l’odio negli occhi l’importante adesso è soprattutto lo sfogo. 

Non sarà mai, ma nel caso invece dovesse prevalere il ragionevole  dubbio che sia più importante privilegiare i risultati ai contenziosi allora, cari concittadini, vi chiedo di riflettere su ciò che realmente è utile. Torniamo insieme a rivendicare i servizi, a partire proprio da una funzionale rete dell’emergenza-urgenza, alla risonanza, alla riabilitazione, alle attività specialistiche ambulatoriali. Pretendiamo che il prossimo Piano Sanitario Regionale corregga le storture con cui altri hanno pensato qualche anno fa di risolvere i problemi della Sanità del Trasimeno chiudendo il nostro ospedale e potenziando quello di Castiglione del Lago. 

Ripartiamo da un progetto serio che offra prospettive reali alle cure di tutti coloro che vivono in quest’area. Se il Trasimeno ci vuole veramente lo dimostri. Nei prossimi giorni gliene chiederemo prova. Come chiederemo prova alla Regione di considerare Città della Pieve ancora in Umbria. Vediamo se si vuole  realmente consegnare le risposte attese sull’emergenza-urgenza, sulla diagnostica, sulle attività specialistiche ed ambulatoriali; come pure sul miglioramento e potenziamento dei collegamenti stradali e della mobilità in generale.

Alle risposte che saranno date sarà subordinata ogni nostra altra azione.

Il Sindaco
Fausto Scricciolo

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